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Sostituire gli impianti di climatizzazione invernale: perché conviene?

Sostituire gli impianti di climatizzazione invernale: perché conviene?

La sostituzione di un impianto termico con un nuovo sistema più efficientato basterebbe, da sola, a garantire il salto di due classi energetiche. 

Leggendo il testo della normativa dedicata a questo intervento trainante, tuttavia, ci troviamo di fronte a più di un dubbio. 

Cerchiamo di fare chiarezza in questo articolo.

Il Superbonus parla di “sostituzione”, ma cosa vuol dire esattamente?

Su questo aspetto la normativa è chiara: non sarà possibile installare ex novo un impianto di riscaldamento in un edificio che ne è privo (ad esempio in un rudere o in un edificio collabente). Gli interventi ammessi alla detrazione del 110% riguardano la sola sostituzione di un impianto già esistente.

L’esempio più semplice che possiamo fornirvi è il caso di un edificio dotato di un vecchio generatore di calore alimentato al 100% da fonti fossili, in cui si opererà la sostituzione con una nuova caldaia ibrida o full electric, in grado di riscaldare con fonti di energia rinnovabili. 

Ma cos’è di preciso un impianto di climatizzazione invernale?

La domanda non è banale, tanto che l’Agenzia delle Entrate ha dovuto aggiornare la propria definizione, includendo anche stufe a legna, termocamini e stufe a pellet.

Di seguito, riportiamo quanto definito dal DL 48/2020: “un impianto termico è un impianto tecnologico fisso destinato ai servizi di climatizzazione invernale o estiva degli ambienti, con o senza produzione di acqua calda sanitaria, o destinato alla sola produzione di acqua calda sanitaria, indipendentemente dal vettore energetico utilizzato, comprendente eventuali sistemi di produzione, distribuzione, accumulo e utilizzazione del calore nonché gli organi di regolazione e controllo, eventualmente combinato con impianti di ventilazione»

Restano invece non assimilabili ad impianti termici le altre tipologie di stufe e caminetti, gli apparecchi di riscaldamento localizzato ad energia radiante (salvo alcuni casi specifici) e i sistemi dedicati esclusivamente alla produzione di acqua calda sanitaria al servizio di singole unità immobiliari ad uso residenziale.

Un’ulteriore precisazione arriva da Enea, che specifica che l’impianto oggetto di riqualificazione, ai fini dell’ammissibilità, deve essere funzionante o comunque riattivabile attraverso appositi interventi di manutenzione.

Ora che abbiamo chiarito quale tipologia di impianti siano ammessi dalla normativa, concentriamoci su quali tecnologie potremo introdurre in sostituzione, definendo i possibili vantaggi.

Caldaia a condensazione

La caldaia a condensazione è una delle alternative più comuni ed efficienti alla classica caldaia a gas. Ne è, di fatto, l’evoluzione moderna.

Sfruttando il calore recuperato dai fumi di scarico e dal vapore acqueo, la caldaia a condensazione riduce del 30% l’impiego di combustibile, con conseguente abbattimento dei costi in bolletta e dei livelli di inquinamento atmosferico.

L’introduzione di questo impianto non obbliga alla sostituzione dei vecchi radiatori. Tuttavia, per il raggiungimento della massima efficienza, sarebbe ideale combinarlo a sistemi a bassa temperatura (ad esempio, i pannelli radianti). La tecnologia a bassa temperatura scalda per irraggiamento, trasferendo il calore a pareti e oggetti anziché all’aria. Il risultato? Un risparmio d’energia del 60% rispetto agli impianti tradizionali, cumulabile con l’efficientamento dato dal sistema a condensazione.

Impianto a pompa di calore

Un sistema a pompa di calore è in grado di estrarre il calore da una fonte naturale (terra, acqua o aria) e trasferirlo all’interno dell’abitazione. Il processo, inverso a quello spontaneo, richiede per il suo funzionamento una discreta quantità d’energia, fornita sotto forma di elettricità o gas metano. 

La pompa di calore esprime il suo pieno potenziale in abbinamento ad altri sistemi di efficientamento energetico (sistemi radianti a bassa temperatura, pannelli fotovoltaici, collettori solari termici). Le possibilità di abbinamento sono innumerevoli: in base alle necessità della propria abitazione, al clima e alle caratteristiche del territorio, sarà possibile costruire una soluzione ad hoc. 

Vediamo insieme due esempi di sistemi abbinati:

Pompa di calore 100% elettrica + impianto fotovoltaico. Questa configurazione elimina completamente la necessità di gas, tubi e contatori. L’edificio, praticamente autonomo dal punto di vista energetico, dovrà essere concepito come 100% elettrico (ad esempio, con cucina ad induzione anziché gas).

Pompa di calore + collettore solare. Il calore assorbito e convogliato dal collettore solare riscalda l’acqua, raccolta in un’apposita cisterna. La pompa di calore entra in funzione solo quando non c’è sufficiente irraggiamento. L’impiego di energia elettrica è ridotto ai minimi termini, con un notevole risparmio economico.

Impianto ibrido: caldaia a condensazione unita a pompa di calore.

Ora che abbiamo capito, in linea di massima, come operano i due sistemi, sarà molto più facile comprendere come gli stessi possano lavorare in combinazione. Il principio è quello della massima efficienza energetica possibile: in ogni momento si attiverà l’impianto che, nelle condizioni registrate, risulterà il più conveniente. 

Impianto di Microcogenerazione

È un sistema capace di produrre contemporaneamente calore ed energia elettrica. Il principio di funzionamento può essere così semplificato: il macchinario recupera il calore dai fumi di scarto  -frutto della produzione di elettricità – utilizzandolo per soddisfare le utenze domestiche. 

La fonte combustibile può variare. A livello residenziale possono essere impiegati idrogeno o metano (utilizzati nelle celle a combustione), energia solare, disel, biomasse, rifiuti solidi. Le soluzioni possono essere svariate e adattarsi a diverse esigenze.

Concentriamoci a questo punto sull’efficienza: un microcogeneratore top di gamma può avere un rendimento complessivo (termico + elettrico) del 90%, con un’efficienza elettrica del 30% e un rendimento termico del 60%.

Superbonus 110% : il potenziale dei nuovi impianti a costo zero

Come avrete sicuramente notato grazie a questa breve panoramica, l’introduzione di uno di questi sistemi potrebbe non solo ridurre i costi in bolletta, ma addirittura rivoluzionare il nostro concetto di consumo, facendoci ottenere, a costo zero, la totale indipendenza energetica. Un potenziale enorme, che va al di là del semplice salto di due classi energetiche e può trasformare la nostra abitazione in un edificio futuribile.

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