Immaginate di poter catturare la luce del sole non in una batteria ingombrante, ma all’interno di singole molecole, per poi sprigionare quel calore mesi o addirittura anni dopo, esattamente quando serve. Non è fantascienza, ma la frontiera dell’accumulo solare molecolare, una tecnologia che sta riscrivendo le regole dell’efficientamento energetico grazie ai sistemi MOST (Molecular Solar Thermal).

Questi sistemi rappresentano una delle sfide più affascinanti della ricerca contemporanea. A differenza del fotovoltaico tradizionale, che converte la luce in elettricità da consumare o accumulare in batterie al litio, il sistema MOST trasforma la radiazione solare direttamente in energia chimica. Il segreto risiede in una molecola “fotoattiva” che funge da vero e proprio interruttore: quando viene colpita dai fotoni, cambia la sua struttura geometrica trasformandosi in un isomero ad alta energia. Questa nuova forma rimane stabile finché non decidiamo di stimolarla, rilasciando calore on-demand e tornando alla sua configurazione originale, pronta per un nuovo ciclo.

Dal cuore del DNA al Pirimidone: l’intuizione della California

La vera difficoltà nel settore dell’accumulo solare molecolare è sempre stata trovare la “molecola perfetta”, capace di garantire stabilità, alta densità energetica e facilità di rilascio. Una svolta significativa arriva oggi dai laboratori dell’Università della California, dove il team guidato dalla professoressa Grace Han ha guardato alla biologia per risolvere un problema ingegneristico. Gli scienziati si sono ispirati all’architettura del DNA, e in particolare a una struttura simile a quella presente nel nostro codice genetico, per sviluppare un sistema basato sul pirimidone.

Il pirimidone è un composto organico capace di subire cambiamenti strutturali reversibili se esposto ai raggi UV. I ricercatori hanno creato una versione sintetica di questa struttura, un fotointerruttore estremamente compatto ed efficiente. In questo processo, l’energia viene immagazzinata nel cosiddetto “isomero di Dewar”, una forma molecolare deformata ed eccitata che riesce a trattenere il potenziale energetico senza dispersioni significative per tempi lunghissimi. La filosofia del progetto è stata quella del “minimalismo molecolare”: eliminare ogni componente superfluo per ottenere il massimo rendimento nel minor spazio possibile.

Una densità energetica da record: oltre il litio

I numeri che emergono da questa ricerca, pubblicata recentemente su Science, sono sbalorditivi per chi si occupa di rinnovabili. Il nuovo sistema di accumulo solare molecolare ha dimostrato una densità energetica superiore a 1,6 MJ/kg. Per dare un termine di paragone concreto, una comune batteria agli ioni di litio si ferma solitamente intorno ai 0,9 MJ/kg. Parliamo quindi di una capacità quasi doppia rispetto allo standard tecnologico attuale, un traguardo mai raggiunto prima in esperimenti simili.

Ma l’aspetto tecnico più interessante riguarda la gestione del calore. Spesso, nei sistemi chimici, estrarre l’energia in modo controllato è un ostacolo insormontabile. In questo caso, il team californiano è riuscito a innescare il rilascio termico attraverso un semplice catalizzatore acido. La reazione è così potente che l’isomero di Dewar è in grado di rilasciare calore sufficiente a far bollire l’acqua partendo da temperatura ambiente, un processo che richiede una quantità di energia enorme e che finora era difficile ottenere con sistemi così compatti e senza l’uso di solventi tossici.

Applicazioni pratiche: il futuro è nell’acqua

Le potenzialità di questa scoperta sono vaste e toccano diversi settori dell’innovazione tecnologica. Essendo il composto solubile in acqua e progettato per essere sostenibile, potrebbe portare alla nascita di una nuova generazione di collettori solari termici domestici, molto più efficienti degli attuali. Non avremmo più solo acqua scaldata dal sole, ma un fluido capace di “ricordarsi” del calore e liberarlo durante una fredda notte invernale o dopo settimane di pioggia.

Oltre all’uso residenziale, l’accumulo solare molecolare apre scenari interessanti per il riscaldamento portatile, dalle dotazioni per il campeggio estremo alla fornitura di calore in contesti di emergenza o mobilità. Grazie alla capacità di conservare l’energia per anni, questi sistemi MOST si candidano a diventare la spina dorsale di una nuova strategia di indipendenza energetica, dove il sole della scorsa estate potrà scaldare la nostra casa nell’inverno successivo, senza alcuna perdita di efficienza.