Nel panorama europeo della transizione energetica, il biometano sta assumendo un ruolo sempre più centrale, soprattutto nei settori difficili da elettrificare come l’industria e il trasporto pesante.
In questo contesto, l’Italia si sta affermando come uno dei mercati più interessanti e strutturalmente solidi per lo sviluppo di gas da biomasse in Europa. Il motivo non risiede in un singolo fattore, ma nella combinazione di elementi che difficilmente si trovano insieme in altri Paesi: disponibilità di biomasse, infrastrutture gas esistenti, una filiera industriale già sviluppata e un quadro regolatorio favorevole agli investimenti.
Per questo motivo, il vantaggio competitivo italiano nel biometano non è solo tecnologico, ma soprattutto sistemico.
Una base industriale che parte dal territorio
A differenza di altre fonti rinnovabili, il biometano è profondamente legato al territorio e alla disponibilità di biomasse. È proprio qui che l’Italia mostra uno dei suoi punti di forza più evidenti.
La forte presenza di allevamenti, in particolare nel Nord del Paese, si combina con un tessuto agroindustriale molto sviluppato che comprende filiere come quella lattiero-casearia, vitivinicola e della trasformazione alimentare. A questo si aggiunge una disponibilità diffusa di sottoprodotti organici e rifiuti urbani biodegradabili.
Questa configurazione garantisce una base di feedstock stabile e diversificata, condizione essenziale per lo sviluppo su larga scala del metano rinnovabile. In termini industriali, significa poter contare su una supply chain locale già strutturata, con implicazioni dirette sulla bancabilità dei progetti e sulla stabilità delle filiere produttive.
Un modello di crescita basato sulla riconversione
Uno degli elementi più distintivi del caso italiano è il modello di sviluppo adottato negli ultimi anni.
Mentre in molti Paesi europei il metano rinnovabile richiede la costruzione di nuovi impianti da zero, l’Italia ha potuto contare su una solida base di impianti a biogas agricolo già esistenti. Questo ha reso possibile un approccio orientato alla riconversione, che oggi rappresenta una parte rilevante dei nuovi progetti in sviluppo.
La trasformazione di impianti esistenti in impianti di produzione di gas rinnovabile consente di ridurre in modo significativo tempi di sviluppo e costi di investimento incrementali. Allo stesso tempo permette di valorizzare asset già operativi, accelerando il passaggio verso modelli industriali a maggiore valore aggiunto.
In termini economici, questo significa un time-to-market più rapido e un profilo di rischio più contenuto rispetto ai progetti greenfield, un fattore particolarmente rilevante per investitori e istituti finanziari.
Un’infrastruttura gas già pronta all’integrazione
Uno dei principali ostacoli nello sviluppo delle tecnologie energetiche emergenti è spesso la necessità di costruire nuove infrastrutture.
Nel caso del metano verde in Italia, questo ostacolo è molto più limitato. Il Paese dispone infatti di una rete gas capillare, estesa e già integrata a livello nazionale.
Questa infrastruttura consente l’immissione diretta del metano rinnovabile nella rete esistente, rendendolo immediatamente disponibile per l’industria, il riscaldamento e i trasporti. In altri termini, il biometano non richiede una trasformazione radicale del sistema energetico, ma si inserisce in un ecosistema infrastrutturale già operativo, riducendo significativamente i costi e i tempi di integrazione.
Una domanda già esistente, soprattutto nei trasporti
Un altro elemento distintivo del contesto italiano riguarda la presenza di una domanda già attiva.
L’Italia è infatti tra i principali Paesi europei per diffusione di veicoli a metano, sia in forma compressa (CNG) sia liquida (LNG). Questo significa che esiste già una rete di distribuzione consolidata e un parco veicoli compatibile con l’utilizzo di biometano.
In molti altri contesti europei, lo sviluppo della domanda rappresenta una delle principali incognite. In Italia, al contrario, il gas da biomasse può inserirsi immediatamente in un mercato esistente, soprattutto nel segmento dei trasporti pesanti, dove le alternative elettriche risultano ancora limitate.
Un quadro regolatorio favorevole e orientato agli investimenti
Negli ultimi anni il contesto normativo italiano si è evoluto in modo significativo, anche grazie alle risorse messe a disposizione dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Il PNRR prevede oltre 1,7 miliardi di euro di investimenti dedicati allo sviluppo della filiera del biometano, con l’obiettivo di accelerare la riconversione degli impianti esistenti e la realizzazione di nuove capacità produttive.
L’Italia punta a raggiungere circa 6 miliardi di metri cubi di produzione annua di biometano entro il 2030, un obiettivo che, se raggiunto, renderebbe il Paese uno dei principali produttori europei.
Questo quadro regolatorio contribuisce a creare un ambiente più prevedibile per gli investitori, riducendo il rischio e facilitando la strutturazione di progetti su scala industriale.
Una leva strategica per la sicurezza energetica
Il gas da biomasse assume in Italia anche un valore strategico che va oltre la semplice produzione di energia rinnovabile.
In un Paese storicamente dipendente dalle importazioni di gas, la possibilità di sviluppare una produzione domestica rappresenta un elemento cruciale per la sicurezza energetica.
La produzione di gas da biomasse consente infatti di ridurre la dipendenza dall’estero, diversificare le fonti energetiche e aumentare la resilienza del sistema energetico nazionale. In questo scenario, il biometano si posiziona come una delle poche soluzioni in grado di coniugare sostenibilità ambientale e autonomia energetica.
Le criticità: il nodo della scalabilità
Nonostante i numerosi punti di forza, lo sviluppo in Italia non è privo di criticità.
I principali limiti riguardano la disponibilità sostenibile delle biomasse, la competizione tra uso agricolo ed energetico, la complessità dei processi autorizzativi e, in alcuni casi, l’accettazione da parte dei territori.
Il tema centrale non è quindi la fattibilità tecnologica, ormai consolidata, ma la capacità di scalare mantenendo un equilibrio tra sviluppo industriale e sostenibilità ambientale. È su questo terreno che si giocherà la reale competitività del sistema nei prossimi anni.
Dal potenziale ai progetti industriali
Il potenziale del gas da biomasse italiano non è più soltanto teorico: negli ultimi anni sta iniziando a tradursi in una nuova generazione di progetti industriali distribuiti sul territorio.
Tra questi rientra il nuovo impianto di produzione che Kerr sta sviluppando a Montemilone, in Basilicata, un progetto sostenuto finanziariamente da UniCredit e SACE. L’impianto utilizzerà biomasse agricole e reflui zootecnici locali per produrre metano verde destinato all’immissione nella rete nazionale del gas, contribuendo alla valorizzazione energetica delle filiere agricole e allo sviluppo di modelli di economia circolare.
Operazioni di questo tipo mostrano come lo sviluppo del gas rinnovabile stia progressivamente passando dalla fase di policy e incentivi a quella di realizzazione industriale, in cui capitali, infrastrutture e filiere territoriali iniziano a convergere in progetti concreti.


