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Riqualificare a titolo gratuito: le tre opzioni di detrazione.

Riqualificare a titolo gratuito: le tre opzioni di detrazione

Riqualificare casa a titolo gratuito: un concetto che molti, sentendo parlare del Superbonus 110% , hanno bollato come “troppo bello per essere vero”. L’occasione invece c’è, ed è estremamente reale.
Scopriamo i dettagli in questo articolo.

“È davvero un’occasione?”

Sì. Teniamo conto del fatto che gli interventi proposti dal Superbonus richiederebbero, in assenza di sgravi fiscali, esborsi economici non indifferenti, di alcune decine se non centinaia di migliaia di euro.

Facciamo un esempio pratico.

Immaginiamo un condominio con le seguenti caratteristiche:

  • Dimensione : 30 unità abitative
  • Servizi : Riscaldamento e ACS centralizzati
  • Fascia Climatica : Fredda
  • Classe Energetica : G
  • Consumi gas : 49.500 smc
  • Consumi elettricità : 39.000 kWh

Simuliamo ora i costi di un’ipotetica riqualificazione energetica:

  • Riqualificazione centrale termica con una caldaia a condensazione classe A  85.000 €
  • Isolamento termico > 25% della superficie disperdente lorda 535.000 €
  • Installazione di un impianto fotovoltaico monocristallino da 20 kWh 40.000 €

Capiamo bene come, senza incentivi governativi, l’operazione sarebbe più che proibitiva, con un costo medio per condomino di 22 mila euro.

Non dimentichiamo infine che una riqualificazione energetica comporta sempre un netto taglio sui costi in bolletta e un aumento – fino al 20% – del valore dell’immobile. Se vi offrissero interventi a costo zero capaci di farvi risparmiare e aumentare il vostro capitale, rifiutereste?

“Ed è tutto gratis?”

In linea teorica sì. Bisogna tuttavia considerare la possibilità di dover affrontare alcuni costi imprevisti. In fase di audit, ad esempio, potrebbero emergere delle piccole irregolarità edilizie che andranno sanate. Oppure potrebbero essere necessari piccoli interventi accessori non compresi tra gli interventi ammessi dal Superbonus (ad esempio una rifinitura della facciata a scopo estetico).

“Se per me è tutto gratis, chi mette i soldi?”

Terminati i lavori, l’utente si troverà di fronte a tre possibilità:

  1. Pagare la ditta di tasca propria e recuperare successivamente il denaro versato facendosi detrarre dalle tasse il 110% delle spese sostenute, dilazionate nei 5 anni successivi.
  2. Richiedere alla ditta, al momento della fattura, uno sconto pari al 110%.
  3. Vendere il proprio credito a un ente terzo.

Come funziona la detrazione fiscale Bonus 110%

Scegliendo la detrazione fiscale, accettiamo di recuperare il 110% della somma spesa con 5 detrazioni, di pari ammontare, nelle 5 dichiarazioni dei redditi successive la chiusura dei lavori.

Facciamo un esempio: a fronte di una spesa di 10.000 euro, avremo diritto a recuperare 11.000 euro in 5 anni, con una detrazione di 2.200 euro annui.

Dovremo però sostenere noi le spese in prima battuta, pagando le ditte esecutrici dei lavori a mezzo bonifico parlante (un bonifico dettagliato contenente, oltre alla causale del versamento, codice fiscale del beneficiario della detrazione e numero di partita IVA).

Come secondo step, nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo la chiusura dei lavori, andremo a notificare la nostra intenzione ad accedere alla detrazione, compilando, nel modello 730, la sezione del Quadro E – Oneri e Spese.

Prima di optare per la detrazione fiscale, sarà bene valutare i propri limiti d’imposta. Se la cifra che paghiamo annualmente è inferiore al credito ottenuto con il Superbonus, non potremo recuperare la differenza (neanche negli anni successivi), perdendo parte dei vantaggi economici.

Come si accede allo Sconto in fattura

Riutilizziamo l’esempio precedente immaginando di eseguire lavori per un valore di 10.000 euro. Decidiamo stavolta di richiedere alla ditta esecutrice lo sconto in fattura. Non dovremo pagare nulla, e di fatto, cederemo il nostro credito d’imposta del valore di 11.000 euro alla ditta esecutrice. Questa potrà decidere a sua volta di optare per la detrazione fiscale o, se necessita di liquidità, cedere il credito acquisito a terzi.

Questa è senza dubbio l’opzione più semplice per il cliente, che dovrà avere l’unica accortezza di affidarsi a una ditta edile – o meglio, a un General Contractor – in grado di gestire in autonomia gli aspetti finanziari del progetto.

Come funziona la cessione del credito?

Chi opta per la cessione cede il proprio credito d’imposta a un ente terzo, sia esso un privato o un istituto finanziario. L’opzione di cessione può essere eseguita sull’importo totale o ripartita su un massimo di 2 stati di avanzamento lavori (SAL) per ciascun intervento.

A questo punto è doveroso fare un chiarimento. Mentre l’opzione di sconto in fattura evita che l’utente finale esborsi alcunché, con la cessione del credito sarà necessario saldare le fatture in prima persona. La liquidità sarà recuperata successivamente, al momento della vendita del credito d’imposta.

Alcuni istituti finanziari hanno creato specifici prodotti dedicati al Superbonus: in questo caso, potrebbe essere possibile ricevere dalla banca un prestito preventivo con cui saldare le fatture lavori. Poiché ogni banca si è attivata diversamente, il nostro consiglio è quello di informarsi presso il proprio istituto per valutare tutte le opzioni.

In tutti i casi la cessione del credito non può essere portata a compimento senza un controllo di un ente terzo, in grado di fornire il visto di conformità. Questo documento certifica che gli aspetti tecnici, finanziari e burocratici della riqualificazione siano avvenuti secondo normativa, validando, di fatto, l’esistenza di un credito d’imposta da riscuotere.

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