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Microcappotto: quando diventa un’alternativa al cappotto termico

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Microcappotto: quando diventa un’alternativa al cappotto termico

Il sistema di coibentazione a cappotto termico abbiamo imparato a conoscerlo tutti, soprattutto perché è uno degli interventi trainanti che permettono l’accesso al Superbonus 110%.

Ma, come sappiamo, l’applicazione del cappotto termico non sempre è possibile: basti pensare a edifici storici che hanno dei vincoli architettonici che impediscono di andare a modificarne la facciata.

È in questi casi che vengono utilizzati metodi alternativi in grado comunque di migliorare l’efficienza energetica dell’edificio. Stiamo parlando dei materiali isolanti nanotecnologici, conosciuti anche come microcappotto o cappotto a basso spessore.

Cos’è il microcappotto?

Il microcappotto è un microrivestimento termoriflettente ad efficienza energetica che aiuta ad aumentare il comfort abitativo e a generare un risparmio energetico partendo da uno spessore minimo di 6 millimetri.

 

Come agisce?

Il cappotto termico a basso spessore si presenta simile ad una comune vernice, ma al suo interno sono presenti delle nanomolecole che penetrano nei pori del muro, formando un fittissimo reticolo che si lega in profondità alla parete e crea una barriera isolante.

Il microrivestimento crea un effetto di riflettanza in cui il calore solare viene respinto prima che il muro abbia il tempo di assorbirlo. Può essere applicato a pareti verticali interne ed esterne, ma anche a superfici orizzontali come soffitti e balconi.

A differenza del tradizionale cappotto termico, il microcappotto permette di ottenere una capacità isolante in soli 5 millimetri di spessore; senza essere costretti a ricoprire l’intera abitazione si può lavorare esclusivamente sulle zone più bisognose di intervento.

Sul mercato sono disponibili diversi tipi di materiali isolanti nanotecnologici, tra cui le nanoresine, i gel di silice amorfo con fibre rinforzate e i pannelli costruiti con cellule micronizzate di polveri a base di ossidi di silice. 

Inoltre questi nanomateriali possono poi essere ricoperti con un termointonaco, in modo da aumentare ulteriormente il potere isolante dell’intervento.

 

I vantaggi del cappotto a basso spessore

Tra gli aspetti positivi dell’utilizzo del microcappotto termico ci sono:

  • spessore ridotto, circa 4/5 mm;
  • semplicità e velocità della messa in posa con tecniche non invasive;
  • alta traspirabilità, che impedisce la formazione di condensa e di conseguenza di muffe;
  • possibilità di abbinamento al cappotto termico tradizionale;
  • utilizzo di componenti ecologiche.

     

Quando è conveniente utilizzare il microcappotto?

Come detto all’inizio dell’articolo, il cappotto termico a basso spessore, o microcappotto, è indicato in caso di una riqualificazione edilizia in un centro storico dove sono presenti vincoli architettonici che non permettono di alterare l’estetica della facciata oppure in presenza di case accostate.

Ma non solo.

Il microcappotto può essere applicato per risolvere le problematiche connesse ai ponti termici, come ad esempio in corrispondenza delle nicchie dei termosifoni e delle pareti esterne che rivelano le posizioni dei pilastri; ma anche in sostituzione di intonaci tradizionali o su vecchie murature discontinue.

Come ha chiarito Cortexa, il cappotto termico a basso spessore non può sostituire il cappotto termico tradizionale ma potrebbe essere utilizzato come sistema integrativo e/o migliorativo delle condizioni termiche interne di un’abitazione.

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