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Comunità energetiche: il nuovo che avanza

Comunità energetiche: il nuovo che avanza

Il futuro dell’energia passa per decentralizzazione, autoproduzione e rinnovabili.

Esaminiamo insieme il fenomeno crescente delle comunità energetiche, capace di mobilitare centinaia di migliaia di cittadini in tutta Europa.

Cosa ci lasciamo alle spalle

L’epoca industriale ha plasmato il nostro modo di concepire l’energia, imponendo, nel mondo, un modello di produzione centralizzata, basata sull’impiego di combustibili fossili. Una scelta che tutti stiamo ancora pagando a caro prezzo: instabilità geopolitica e diseguaglianza sociale, dipendenza dalle importazioni, monopolio di pochi paesi esteri, impossibilità per molti stati di effettuare scelte energetiche indipendenti.

L’incapacità di tale modello di sopperire alla sempre crescente domanda di energia, unita a una nuova sensibilità da parte dei consumatori, sta imponendo un progressivo distacco dalle grandi compagnie energetiche in favore di nuovi modelli di produzione locale.

Le opportunità offerte dalle nuove tecnologie hanno permesso ai comuni cittadini di acquistare rilevanza nel settore, attraverso azioni dirette e partecipate che mirano a costruire una società più sostenibile. Fra le  novità più interessanti troviamo proprio il fenomeno delle comunità energetiche.

Cosa sono le comunità energetiche

Le comunità energetiche (CE) sono formate da gruppi di persone, comuni cittadini, attività commerciali, imprese, che si riuniscono a creano una rete locale per la produzione di energia, rinnovabile e pulita, in uno scambio tra pari.

Tali comunità, tutelate in forma giuridica, collaborano con l’obiettivo di produrre e consumare energia attraverso piccoli impianti locali, principalmente minieolico e fotovoltaico. Sono sufficienti due auto-consumatori, anche appartenenti ad uno stesso condominio, a definire una CE. 

L’energia prodotta in una Comunità Energetica può essere immessa nella rete pubblica principale, condivisa immediatamente con le altre unità della comunità o immagazzinata in speciali sistemi di accumulo. In questo caso sarà ridistribuita, solo quando necessario, durante i picchi di richiesta.

All’interno della comunità, ogni utente potrà configurarsi come produttore, consumatore o prosumer. L’ultimo termine, mutuato dall’inglese, descrive una figura ibrida, al contempo consumatore e produttore di energia, dotato di un proprio impianto. Il prosumer è un protagonista attivo della gestione dei flussi energetici: consuma solo parte dell’energia prodotta, destinando la restante parte alla condivisione con gli altri membri. Si stima che entro il 2050 circa 264 milioni di cittadini europei si uniranno al mercato in qualità di prosumer, generando fino al 45% dell’energia rinnovabile immessa nel sistema. 

In ragione del rapporto tra produttori, consumatori e prosumer si definiscono due architetture di comunità energetica: one to many e many to many. Il modello one to many prevede un solo impianto di produzione da fonti rinnovabili la cui energia viene condivisa tra molti consumatori, Il modello many to many, invece, una pluralità di impianti.

L’indipendenza energetica non potrà essere ottenuta ovunque con le medesime modalità o tramite l’applicazione di un modello standard. Sarà necessario, soprattutto in un paese dalla morfologia variegata come l’Italia, condurre una seria analisi sul territorio, per comprendere quali tecnologie e interventi possano creare un vero circolo virtuoso per l’intera comunità, sia essa montana, rurale o urbana. In quest’ottica emerge la necessità di individuare una nuova figura di raccordo, in grado di pianificare un modello massimamente efficiente in base alle risorse e alle necessità locali.

Gli incentivi italiani

Nel settembre 2020 l’Italia ha introdotto diversi incentivi per l’autoconsumo e la creazione di CE, rendendo di fatto operativo quanto già definito dal decreto Milleproroghe (articolo 42 bis). Nello specifico, le agevolazioni interessano l’installazione di impianti rinnovabili di potenza superiore a 200 kw, la cui energia sia (autoconsumata, sfruttando la linea di distribuzione elettrica esistente, da soggetti appartenenti alla stessa CE.

Decentramento e localizzazione della produzione energetica sono i principi su cui si fonda la CE. Questo assetto garantisce diversi vantaggi ambientali, sociali ed economici. Elenchiamone alcuni.

L’utilizzo esclusivo di piccoli impianti da fonti rinnovabili garantisce una riduzione delle emissioni di CO2, nonché il mantenimento e lo sfruttamento delle risorse in ambito locale. Garantendo al Paese maggior autosufficienza energetica, le CE contribuiscono a  un netto risparmio sui costi di importazione. La riduzione delle spese avviene anche a livello privato, con un considerevole abbattimento dei costi in bolletta.

Si stima che, per l’Italia, l’analisi costi-benefici globale si traduca in un saldo positivo compreso tra 1,4 e 2 miliardi di euro.

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