Per oltre vent’anni il costo dell’energia per l’industria italiana è stato legato soprattutto a una variabile: il prezzo del gas.
Nel 2026 questo paradigma sta cambiando.
La crescita delle rinnovabili utility-scale, la diffusione dei contratti energetici a lungo termine e lo sviluppo dei sistemi di accumulo stanno trasformando il modo in cui le imprese acquistano e gestiscono l’energia.
Per molte industrie energivore — acciaio, carta, chimica, ceramica — il problema non è più soltanto il prezzo medio dell’elettricità, ma la crescente volatilità dei prezzi nel corso della giornata.
Il prezzo medio conta meno della variabilità
Nel primo trimestre del 2026 il Prezzo Unico Nazionale (PUN) si colloca mediamente tra 85 e 100 €/MWh, secondo i dati del mercato elettrico pubblicati dal Gestore dei Mercati Energetici (GME).
Ma questo dato medio racconta solo una parte della storia.
Con l’aumento della produzione fotovoltaica, nelle ore centrali della giornata il mercato elettrico registra sempre più spesso prezzi molto bassi o prossimi allo zero, mentre nelle ore serali il prezzo può tornare rapidamente a salire.
Per un’industria che lavora 24 ore su 24, questo significa che il costo dell’energia dipende sempre più dal momento in cui viene consumata.
In altre parole, il problema non è solo quanto costa l’energia, ma quando è disponibile a prezzi competitivi.
Energy Release: uno strumento per stabilizzare i costi
In questo contesto il meccanismo Energy Release sta assumendo un ruolo crescente.
Attraverso questo sistema, il Gestore dei Servizi Energetici mette a disposizione delle imprese energivore energia prodotta da impianti rinnovabili a prezzi calmierati.
Nel primo trimestre del 2026 questo strumento ha consentito di coprire circa il 15–20% del fabbisogno energetico delle industrie più esposte alla concorrenza internazionale.
Per molti settori industriali, Energy Release rappresenta una forma di protezione dalla volatilità del mercato energetico.
PPA: il nuovo rapporto tra industria e rinnovabili
Parallelamente sta crescendo rapidamente il mercato dei Corporate Power Purchase Agreements (PPA).
Questi contratti a lungo termine permettono alle imprese di acquistare energia direttamente da nuovi impianti rinnovabili, fissando il prezzo per periodi che possono superare i dieci anni.
Nel mercato energetico del 2026, i PPA stanno diventando uno degli strumenti principali con cui le aziende cercano di ridurre l’incertezza sui costi energetici nel lungo periodo.
Allo stesso tempo, per gli sviluppatori di impianti rinnovabili, avere un acquirente industriale stabile rappresenta spesso una condizione fondamentale per ottenere finanziamenti bancari e sviluppare nuovi progetti.
L’ascesa dello storage industriale
La crescente variabilità dei prezzi sta spingendo molte aziende a investire anche in sistemi di accumulo energetico su scala industriale.
Sempre più imprese stanno installando batterie direttamente presso gli stabilimenti produttivi — i cosiddetti sistemi behind-the-meter.
Queste infrastrutture permettono di immagazzinare energia acquistata nelle ore di prezzo più basso e utilizzarla nei momenti di maggiore consumo o di prezzo più elevato.
In questo modo le aziende possono ridurre il costo medio dell’energia e aumentare la flessibilità dei propri consumi.
Una nuova geografia energetica per l’industria italiana
Un altro elemento che influenzerà il costo dell’energia nei prossimi anni è la distribuzione geografica della produzione rinnovabile.
Il Sud Italia e le isole stanno emergendo come aree con un forte potenziale per nuovi impianti utility-scale, mentre gran parte della domanda industriale rimane concentrata nel Nord del Paese.
Il completamento delle grandi infrastrutture di rete, come il Tyrrhenian Link, sarà quindi determinante per evitare squilibri tra le aree di produzione e quelle di consumo.
La transizione energetica diventa una questione industriale
Il 2026 conferma che la transizione energetica non riguarda soltanto la decarbonizzazione del sistema elettrico.
Sta diventando sempre più una questione di competitività industriale.
La capacità dell’industria italiana di integrare grandi impianti rinnovabili, sistemi di accumulo, infrastrutture di rete e contratti energetici a lungo termine determinerà nei prossimi anni il costo dell’energia per le sue imprese.
E, di conseguenza, la competitività del Made in Italy nei mercati globali.


