Mentre il silicio domina da anni il mercato fotovoltaico, una tecnologia alternativa sta guadagnando terreno: il fotovoltaico CdTe (tellururo di cadmio). Meno conosciuto ma estremamente promettente, questo materiale è già leader tra i pannelli a film sottile, soprattutto negli Stati Uniti, dove copre il 40% degli impianti su larga scala. Ma come funziona esattamente e perché potrebbe essere la scelta giusta per il futuro dell’energia solare?

Cos’è il fotovoltaico CdTe e come si produce?

A differenza dei tradizionali pannelli in silicio, le celle CdTe sono realizzate con una struttura stratificata ultrasottile. Si parte da un substrato, solitamente vetro o plastica, su cui vengono depositati uno strato conduttore posteriore, il materiale fotovoltaico attivo (CdTe + CdS per formare la giunzione p-n), un rivestimento trasparente conduttivo (TCO) e infine una copertura protettiva.

Questa architettura permette di creare moduli leggeri, flessibili e adattabili a superfici curve, aprendo possibilità inedite nel solare integrato, dall’edilizia all’elettronica portatile.

I vantaggi del fotovoltaico CdTe

  1. Efficienza e prestazioni in climi caldi

    Le celle CdTe oggi raggiungono un’efficienza del 21,4% in produzione commerciale, con record di laboratorio che sfiorano il 23,1%. Inoltre, grazie a un coefficiente di temperatura più basso rispetto al silicio, mantengono prestazioni elevate anche con il calore, rendendole ideali per regioni desertiche o ad alta insolazione.

  1. Produzione sostenibile e costi ridotti

    Il processo di fabbricazione del CdTe è più rapido ed economico rispetto a quello del silicio, con un minore impatto ambientale. Richiede meno energia e materiali, riducendo l’impronta carbonica della produzione.

  1. Lunga durata e affidabilità finanziaria

    I moduli CdTe hanno dimostrato una lunga durata e un’elevata bancabilità, fattori cruciali per gli investitori nel settore delle rinnovabili. La loro resistenza nel tempo li rende adatti a progetti di grande scala con ritorni economici garantiti.

  1. Versatilità applicativa

    La possibilità di creare pannelli leggeri, semitrasparenti o flessibili permette soluzioni innovative, come l’integrazione in facciate, veicoli elettrici o dispositivi indossabili.

Le sfide da superare: metallizzazione e approvvigionamento

Nonostante i progressi, il CdTe deve affrontare alcune limitazioni. La struttura monolitica delle celle le rende sensibili ai danni durante la metallizzazione, un processo ad alta temperatura che può creare microdifetti e ridurre l’efficienza.

C’è poi la questione della disponibilità di tellurio, un elemento relativamente raro. Se la domanda crescesse troppo rapidamente, potrebbe diventare un collo di bottiglia per la produzione. Per saperne di più sulle materie prime critiche nel fotovoltaico, leggi questo rapporto dell’IEA.

La svolta: un rivestimento ultrasottile che aumenta l’efficienza

Una recente scoperta della New York University potrebbe risolvere uno dei problemi chiave. Applicando uno strato protettivo di ossido (AlGaOx o SiOx) prima della metallizzazione, i ricercatori hanno ridotto i danni termici, aumentando la tensione delle celle del 13%.

“Questo rivestimento agisce come uno scudo, proteggendo la cella durante la deposizione dei contatti metallici”, spiegano gli scienziati. Una soluzione che potrebbe migliorare ulteriormente prestazioni e durata dei moduli CdTe.

Il futuro del fotovoltaico CdTe nella transizione energetica

Il CdTe si trova a un bivio. Da un lato, la sua flessibilità e convenienza lo rendono perfetto per grandi impianti e applicazioni innovative. Dall’altro, la concorrenza di tecnologie emergenti, come le celle tandem in perovskite, potrebbe ridurne il vantaggio competitivo.

Tuttavia, con continui miglioramenti nell’efficienza e nuove soluzioni per ottimizzare la produzione, il fotovoltaico CdTe rimane un’opzione cruciale per un futuro energetico più pulito.